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CRONACA DEI PRIMI MOTI GENOANI
Il racconto della manifestazione di giovedì scorso

E' il 27 luglio, la mattina ci riserva una brutta sorpresa: viene resa nota la sentenza che ci condanna in C1 con 3 punti di penalizzazione.
A questo punto bisogna fare qualcosa, sui vari muri dei tifosi tra messaggi di sconforto, di sdegno e di rabbia ne spiccano alcuni di tifosi che chiedono di sapere dove e a che ora radunarsi per gridare a gran voce che il Grifo non si tocca.
La voglia c'è e finalmente inizia il tam tam dei messaggini: l'appuntamento è alle 17.00 in via Armenia.
Molti sono in Austria, altri lavorano ma qualche centinaio di tifosi è presente all'appello.
Ore 17.30: fuoco al primo bidone e via al blocco del traffico alle auto dirette in C.so Gastaldi al grido di: "Il Genoa è nostro e non si tocca!".
Risolta la situazione in via Invrea il corteo, pacifico ma composto di tifosi risoluti e incazzati, avanza in C.so Torino e piega alla volta di C.so Buenos Aires.
Dopo il primo piccolo blocco di P.zza Alimonda le cose si fanno più serie: via Cadorna e V.le Brigate Partigiane sono bloccate e si resta seduti fino a che tutte le auto riescono a fare inversione di marcia e a liberarsi procedendo contromano.
In marcia lungo il vialone, dopo alcuni attimi di tensione davanti alla Questura di via Diaz, l'obiettivo è la sopraelevata; verrà scritto che i tifosi del Genoa hanno bloccato l'accesso di levante della arteria genovese: musse. Viene chiusa soprattutto l'uscita con due bidoni (che verranno poi dati alle fiamme) e un improvvisato cavallo di frisia oltre naturalmente al muro umano.
Sono decine le auto intrappolate ma il Genoano è civile anche quando è incazzato e oltre che per l'ambulanza i varchi vengono aperti anche per far passare veicoli con bambini e anziani.
Nota di colore: una tizia si affaccia al un balcone in mutande e reggiseno, qualcuno canta "olelè olalà facela vedè faccela toccà". Lei si incazza e ci manda a fanculo ma il corteo non viene distolto dall'obiettivo.
Dopo più di mezz'ora di assedio il corteo dovrebbe sciogliersi ma non ci sta nessuno e allora via verso P.zza Rossetti e poi Via Rimassa con lunga sosta innanzi al Genoa Club della Foce.
Si entra nuovamente in C.so Torino, i cori spaziano dai "forza Genoa" al fatto che la pazienza ormai è finita e starebbe per lasciare il posto alla violenza (che almeno per oggi però non arriva).
Qualcuno vorrebbe dirigersi alla stazione per bloccare anche il traffico ferroviario ma quello di oggi vuole solo essere un assaggio e allora la folla piega di nuovo verso via Armenia.
L'appuntamento è per Venerdì alle 18.30 in P.zza De Ferrari.
Lì dovremo esserci veramente tutti, l'obiettivo è quello di difendere il nostro amato Grifo perchè:
Il Genoa è nostro e non si tocca
!!!

 

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