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"YOU'LL NEVER WALK ALONE"
La recensione del libro di Rocco De Biasi sui fans del Liverpool

Cosa è cambiato in Inghilterra dopo le tragedie dell'Heysel (1985) e di Hillsborough (1989)?
E' veramente ancora attuale la vecchia immagine stereotipata dell'hooligan, inteso come disadattato sociale?
A queste e a molte altre domande rispondono in questo libro di Rocco De Biasi, diversi sociologi britannici e francesi.
Prendendo spunto dalla cultura della Kop, la mitica gradinata dei tifosi del Liverpool, dai suoi rituali, dai modi di incitare la squadra, dal suo imprescindibile legame con la città e il suo porto e, naturalmente, dal suo inno inconfondibile, "You'll never walk alone", troviamo in questa pubblicazione una panoramica sul tifo britannico in generale.
Così scopriamo che i tifosi dei Reds si distinguono in "Scousers", quelli nati proprio a Liverpool, e in "Out of towners", quelli che provengono da fuori Merseyside e che seguono le sorti della squadra solo perché vince. Tra i 2 gruppi non corre molta simpatia, anche perché i loro appartenenti parlano addirittura con un accento diverso.
Si evince anche un'altra curiosità: quando la vecchia Kop è stata demolita per essere ricostruita più moderna e funzionale e con posti a sedere, come il resto del mitico Anfield Road, molti tifosi del Liverpool si sono precipitati nel cantiere per accaparrarsi un pezzo di storia da portare a casa…in questo possiamo sottolineare con assoluta certezza una certa similitudine con una nota tifoseria italiana di origini inglesi, il Genoa!
Entrambe le tifoserie sono attaccate alla maglia, alla storia, alle tradizioni e alle radici del club e della propria città.
Il libro, che potremmo anche considerare un insieme di trattati di sociologia, si sofferma in seguito sullo sviluppo e la diffusione delle fanzine calcistiche autoprodotte, che rappresentano lo specchio della cultura della curva.
Pur essendo stato scritto nel 1998, è molto attuale in quanto affronta i problemi di cui si discute quotidianamente in Italia, che riguardano la messa a norma degli impianti, con posti a sedere e servizio d'ordine interno, effettuato da stewards pagati dalle società, nonché l'avvento prepotente delle TV nel mondo del calcio, questioni che sono state affrontate oltremanica molti anni prima.
Il fenomeno degli hooligans sembra quasi sconfitto, ma in certi casi, ad esempio, gli scontri si spostano dallo stadio alle zone adiacenti, o addirittura i gruppi si danno appuntamento in determinati luoghi per affrontarsi a viso aperto.
Sono da sottolineare, comunque, le notevoli differenze culturali tra Italia e Gran Bretagna, dove tra terreno di gioco e pubblico non ci sono barriere…ciò in Italia non sarebbe possibile, almeno per ora.

EMILIANO

 

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